DEPRESSIONE E MICROBIOTA

Recentissime scoperte scientifiche confermano i benefici derivanti da un microbiota intestinale sano nel sostegno alla cura della depressione. Un’ulteriore conferma dell’importanza di mantenere pulito e sano il nostro intestino.

 

Sempre più studi confermano l’importante influenza su molte funzioni del nostro corpo, tra cui la risposta immunitaria e il sistema nervoso, da parte del microbiota intestinale, l’insieme dei 100 mila miliardi di microrganismi sparsi nel nostro apparato intestinale. Mantenendo in buona salute questa parte del nostro organismo, troppo spesso trascurata e poco valorizzata, possiamo fornire grandi benefici alla nostra salute, anche a quella mentale. Già Ippocrate, considerato il padre della cosiddetta medicina moderna, ben due millenni fa, aveva capito che l’intestino è alla base del nostro benessere. Purtroppo questa intuizione è stata dimenticata dalla medicina occidentale ma ora, proprio dalla scienza moderna arrivano salde conferme della sua intuizione. Prendendoci cura del nostro stile di vita diamo quindi un sostegno fondamentale ed efficace sia alla prevenzione che alla cura di moltissime malattie, il cui rapporto con il microbiota, finora impensabile, viene ora dimostrato. Vi è ormai sempre più consapevolezza che nutrirci in modo sano con dieta vegetale ed integrale (Colin T. Campbell), abbandonare cattive abitudini nocive, eseguire una quotidiana pratica fisica, mantenere il pensiero positivo e tenere pulita anche la parte interna del nostro corpo (percorsi detossinanti e/o lavaggio dell’intestino) portano ad incrementare la parte “buona” del nostro microbiota (eubiosi) e a combattere quella “cattiva” (disbiosi), con evidentissimi ed eclatanti risultati positivi, anche in patologie finora insospettabili. Già di recente, a Leuven in Belgio, il Flemish Gut Flora Project aveva individuato lo stretto rapporto tra alcuni specifici microrganismi e alcuni disturbi mentali. Non ultima è quindi la recente importante scoperta di una ventina di ricercatori della Northeastern University di Boston. Sottoponendo campioni intestinali con risonanza magnetica, hanno dimostrato un’associazione tra batteri intestinali in grado di produrre neurotrasmettitori molto importanti anche nel disturbo depressivo. Nella fattispecie dello studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Microbiology, il batterio KLE1738 dipenderebbe molto dall’acido gamma-aminobutirrico (Gaba), una sostanza chimica rilasciata da alcuni microrganismi intestinali con un importante ruolo nelle comunicazioni con il cervello nei soggetti colpiti da problemi di salute mentale. Questa scoperta si aggiunge ai numerosi recenti studi che avevano identificato nella carenza del microbiota intestinale una tendenza alla depressione e al peggioramento della qualità di vita. Il batterio KLE1738, individuato circa nel 20% dei microbioti intestinali umani analizzati, è divenuto quindi uno dei batteri più ‘ricercati’ dagli istituti sanitari nazionali di tutto il mondo, per le sue originali caratteristiche di crescita. I ricercatori, cercando una correlazione tra i Bacteroides fragilis e la depressione, hanno ottenendo in 23 soggetti colpiti dal disturbo depressivo evidenze di connessione. I risultati delle analisi hanno poi portato il team di ricerca a stabilire una relazione inversa tra i batteri intestinali in questione e la connettività funzionale in una parte del cervello che, durante le fasi depressive, mostra un’elevata attività. Tutto ciò conferma non solo le intuizioni di Ippocrate ma anche gli studi di Michael D. Gershon, responsabile del Dipartimento di Anatomia e Biologia cellulare della Columbia University, a New York e considerato uno dei padri della neurogastroenterologia. Gershon, autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche al riguardo, ha posto le basi scientifiche che confermano che il nostro in-testino è realmente una seconda testina-dentro, il nostro secondo cervello. Se non il primo…

ALLERGIE E MICROBIOTA INTESTINALE

Nuove conferme del ruolo determinante dei microrganismi intestinali nella genesi delle patologie allergiche si stanno moltiplicando. Mantenere l’ambiente intestinale pulito e in sano equilibrio è quindi di grande ausilio.

 

Le malattie allergiche, come l’allergia respiratoria, cutanea e alimentare, sono drammaticamente aumentate negli ultimi decenni. Un ruolo sicuramente importante lo gioca l’aumento dell’inquinamento atmosferico. L’ONU, dopo l’OMS ha recentemente rilanciato l’allarme: l’inquinamento ambientale è la causa del 25% delle malattie. Nel 2015 sono morte per le conseguenze dei danni all’ambiente quasi 9 milioni di persone. È a rischio, a causa delle condizioni del pianeta, la salute della popolazione e, secondo i dati presentati alla conferenza di Nairobi l’inquinamento, nelle sue diverse forme, potrebbe portare milioni di morti premature entro il 2050. Anche l’inquinamento “indoor” meno conosciuto ma non meno influente sul peggioramento della nostra salute, influisce sull’aumento delle patologie, soprattutto quelle di natura allergica.

Ricerche recenti indicano un ruolo centrale del microbioma (la popolazione più numerosa dentro al nostro stesso corpo: 100 mila miliardi di microrganismi), che è fortemente influenzato da molteplici fattori ambientali e dietetici. È ben noto che il microbioma può modulare la risposta immunitaria, dallo sviluppo cellulare alla formazione di organi e tessuti, esercitando i suoi effetti attraverso interazioni multiple sul sistema immunitario. È stato descritto che, in una certa misura maggiore che i cambiamenti dell’ambiente, a causa della alterata nutrizione si produce la disbiosi nell’intestino. I batteri “cattivi” si moltiplicano di più rispetto a quelli “buoni” (eubiosi), grazie alla nostra cattiva alimentazione e al nostro cattivo stile di vita. Attraverso l’influsso del microbioma polmonare, vengono indotti cambiamenti qualitativi e quantitativi nella composizione e nell’attività metabolica con effetti nel respiro e nella pelle. In particolare, l’alterazione dei microbiomi della pelle, del tratto respiratorio e del tratto gastrointestinale (GIT) sono coinvolti nella genesi delle malattie allergiche. Nel GIT, il microbioma ha dimostrato di essere importante nello sviluppo di risposte effettrici o tolleranti a diversi antigeni bilanciando le attività delle cellule Th1 e Th2. Un gruppo di scienziati del dipartimento immunologico della Università di Barcellona, diretto da Mariona Pascal ha portato notevoli progressi nella dimostrazione scientifica che la disbiosi batterica è associata a disturbi infiammatori cronici e che il microbioma può essere considerato un bersaglio terapeutico per il trattamento di malattie infiammatorie, come l’allergia.

 

Malattie allergiche, che comprendono patologie infiammatorie eterogenee come allergie respiratorie e alimentari, sono caratterizzate da una risposta immunologica con linfociti T che producono interleuchine (IL-4, IL-5 e IL-13) e interferoni gamma (IFN-γ) che sono coinvolte nell’infiammazione allergica, tramite attivazione di mastociti, basofili ed eosinofili. David Strachan, negli anni ’80, al St. George’s Hospital Medical School a Londra, elaborò la sua “ipotesi igienica”: i cambiamenti dell’ambiente e della nutrizione producono una disbiosi nella pelle, nell’intestino o nel microbioma polmonare che inducono cambiamenti qualitativi e quantitativi in composizione e attività metabolica. Più recentemente Erika von Mutius del Children’s Hospital dell’Università di Monaco, ha messo in evidenza come il fatto di vivere in campagna riduce in maniera significativa il rischio di sviluppare asma e allergie poiché i bimbi che vivono in ambiente rurale entrano da subito in contatto con certi batteri e certi funghi che non possono essere presenti in ambiente urbano.

Ora queste malattie sono drammaticamente aumentate nella prevalenza negli ultimi decenni e le ricerche recenti indicano un ruolo centrale del microbiota. È ben noto infatti che il microbioma può modulare la risposta immunitaria, dallo sviluppo cellulare alla formazione di organi e tessuti esercitando i suoi effetti attraverso molteplici interazioni con i rami innati e acquisiti del sistema immunitario. Oggi, l’uso di strumenti indipendenti dalla cultura batterica come il sequenziamento di prossima generazione per identificare diversi microbi ha permesso lo studio di popolazioni complesse e il loro ruolo nella salute e nelle malattie. Qui, rivediamo il potenziale ruolo dei microbiomi della pelle, del tratto respiratorio e del tratto gastrointestinale (GIT) nelle malattie allergiche.

 

Nonostante alcune limitazioni, gli interventi con probiotici, prebiotici e / o simbiotici sembrano promettenti per lo sviluppo di una terapia preventiva ripristinando la funzionalità alterata del microbioma o come coadiuvante nell’immunoterapia specifica.

Antibiotici nel pollo. Allarme antibiotico-resistenza!

Ci risiamo..

Si riaffaccia il grave rischio per la salute pubblica a causa degli alti livelli di antibiotici nel pollo. I riflettori sono nuovamente puntati sui polli e sui tacchini: a quanto riferirebbe un recente report del ministero della Salute, le carni di pollo presenterebbero livelli molto alti di antibiotico-resistenza.

Anche quest’anno il Ministero della Salute ribadisce infatti che è allarme rosso per le carni bianche: troppi antibiotici somministrati agli animali, con conseguente doppio allarme. Uno per la presenza di antibiotici e per gli effetti che quella presenza a sua volta induce. Stiamo parlando non solo di polli ma anche di tacchini e più in generale anche gli allevamenti di volatili per alimentazione umana.

“Alquanto preoccupante” è stata definita la situazione attuale da parte dell’Ordine Nazionale dei Veterinari e allo stesso modo si esprime pure il Ministero della Salute Italiano che, attraverso la pubblicazione di un dettagliato Report sull’argomento, denuncia livelli molto alti di antibiotico-resistenza nelle carni bianche.

Gli accertamenti condotti su alcuni campioni prelevati da diversi allevamenti nazionali mostrano che quasi il 13% è risultato positivo alla Salmonella, il 73% al Camylobacter, il 95% all’Escherichia Coli; livelli quindi preoccupanti.

Negli ultimi decenni infatti gli allevatori sono costretti a somministrare agli animali antibiotici sempre più potenti, che però risultano sempre meno efficaci, per cercare di arginare le crescenti infezioni, che sono perlopiù legate agli spazi in cui gli animali vengono allevati (anche 20 bestie per metro quadrato).

Non più tardi di cinque mesi fa eravamo stati informati da un altro grande e autorevole organismo sanitario mondiale, l’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) che le carni rosse e gli insaccati sono alimenti cancerogeni, alla pari di amianto e fumo di sigaretta.

Tutti i cibi ormai, così come l’acqua da bere e l’aria che respiriamo, vengo reputati di qualità molto inferiore rispetto al passato se non accusati di essere di pessima qualità e sospetta fonte di malattie sempre più frequenti. Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci?

Sicuramente abbiamo sempre più consapevolezza dell’importanza degli stili di vita. Sicuramente un numero sempre più consistente di persone si è reso più cosciente di come sia arrivato il momento di cambiare le nostre abitudini alimentari e di vita, anche se moltissimi sono ancora gli scettici, gli oppositori, i resistenti. Quanto dicono organismi, reputati autorevoli e “scientifici”, come l’OMS e il Ministero della Salute, quando si tratta di perorare la causa dei vaccini e/o di difendere la coltivazione OGM, non ha invece fondamento ne seguito quando le notizie e le evidenze che emergono sono legate ad una alimentazione più sana.

Una cosa molto efficace è sicuramente fare un setup alimentare e di stile di vita, attraverso un’esperienza chiamata “percorso detox. La nostra esperienza al riguardo è che brevi periodi di questo tipo possono dare risultati definiti “eclatanti”, avviando la persona ad un percorso rigenerativo unico ed esaltante.
Al riguardo studi scientifici di grande importanza, come quelli eseguiti in California da
Valter Longo, dimostrano che periodici percorsi detossinanti, chiamati “mima-digiuno”, possono apportare al corpo delle migliorie incredibili, con la diminuzione anche del 50% di neoplasie e di malattie croniche e con effetti di molto superiori. Il fondamento scientifico di tale effetto si troverebbe nella modificazione di particolari cellule staminali.

EasyDetox, il nostro sensazionale metodo detossinante, sta quindi incontrando nelle scoperte della scienza un fondamento sempre più credibile.